Bolaño

febbraio 21, 2010

19 febbraio, 2010 (da Sette Moderniste). Lui ama lei e lei ama lui. E io che non posso farci niente sono sul treno vuoto, nello scompartimento vuoto, senza parole, un rumore, un viaggio che non si può rimandare, la bocca chiusa, i finestrini sigillati, i sedili distribuiti intorno tutti da scegliere, tutti vuoti, un treno velocissimo, e per fortuna non sono io a guidare questo treno che potrebbe uccidermi.

Le valigie delle cose che dovevamo fare sono lì e non voglio guardarci dentro. Il telefono che fino a ieri squillava tre, quattro volte al giorno mi dice che sono io che mi sono confusa, il telefono non squillava. Vuole che io ci creda, se non voglio soffrire, oppure che soffra pure, se non credo alla nuova verità. Mentre segna il nome di tutti quelli che non sono saliti sul treno per lui, cancella il mio mentre sto viaggiando. Una viaggiatrice invisibile su un treno fantasma, cammino nei corridoi, questo viaggio è stato crudele e inutile, o io non l’ho mai fatto, dovrei dire mentre mi aggiro per i vagoni del treno. Tu non devi, capisci, mi grida, soffrire.

Allora vi parlerò di Bolano, che non mi fa soffrire. Bolano, con l’accento circonflesso, ama molto il realismo nella scrittura, come quasi tutti gli scrittori. A differenza di molti scrittori, però, è capace di far fiorire il realismo direttamente dal fluire della storia, cosicché la sua scrittura è a volte profondamente astratta a volte profondamente realistica. Io…

Non fa fermate, questo treno? Tira dritto.

Io ho scelto un brano da “La pista di ghiaccio”, in modo che se ne possa parlare qui. “Sotto un albero enorme le cui radici avevano spezzato il suolo di cemento”.

Che cosa volevo dire di questo brano? Avevo pensato di prendermi un vestito a fiori, per questa primavera, ma non ci sono negozi su questo treno sul quale non sono salita.

Il brano da “La pista di ghiaccio” è al centro di una conversazione tra i personaggi, e non serve a niente se non a farvi collocare immediatamente i personaggi sotto questo albero, dove in effetti si trovano. Solo che se Bolano avesse scritto “sotto l’albero”, nessuno avrebbe visto l’albero. Gli alberi non si vedono, a dire solo “albero”, in una pagina di libro.

Poi? Dov’ero? Ho mal di testa.

Allora si prende qualcosa di molto concreto, qualcosa che davvero fa vedere l’albero. L’albero che non ha modo di mettersi in mostra, che non può essere personaggio, lo diventa con un’azione. Entra in scena con qualcosa che ha fatto, l’albero ha spaccato con le radici il ghiaccio del cemento a terra, e si è infilato davanti a noi con autorità. Un grande albero molto forte può aver fatto questo, e proseguendo nella lettura, sebbene l’albero sia entrato dal basso in scena, noi continuiamo a vedere i personaggi sotto le fronde dell’albero. Dal basso, l’albero si è proiettato in alto, è apparso, esiste c’è, ci parla dal basso e noi lo ascoltiamo in alto. Per tutto il seguito della scena, noi vediamo le fronde dell’albero.

Io non esisto, invece. Scusate, non riesco a parlarvi di Bolaño

oggi.

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